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POESIE IN DIALETTO CARRARINOLa satira...Arma dei poveri
La poesia in vernacolo è stata per secoli lo strumento che usava il popolo umiliato e sottomesso contro l'oppressore. E' noto a tutti il famoso Pasquino di romana memoria, e i grandi poeti come Trilussa, il Belli, il Porta, fino ad arrivare al meno noto Totò. Io ho la convinzione, e qui molti, non sono d'accordo, che la poesia popolare debba essere in rima. Primo perché è più orecchiabile, secondo, perché e più vicino allo spirito popolare di cui è espressione. Non vedo infatti, come avrebbe potuto, un carrettiere del trecento, o una lavandaia analfabeta, a capire una poesia magari bellissima, a verso libero, oppure anche semplicemente a impararla a memoria, mentre sarebbe stato molto più facile, se questa fosse stata in rima, magari molto orecchiabile, e facilmente trasformabile in una canzone. Così io scrivo preferibilmente in rima a sonetto, esercizio non semplice, che però, pensando di più, ti impedisce di scrivere magari anche involontariamente castronerie. A mio avviso la satira, politica, o di costume, deve essere bruciante come una sferzata, ma mai offensiva o volgare, magari avere anche, un finale comico, per strappare un sorriso, anche a colui che è il bersaglio del dileggio. |
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