Enzo De Fazio

 

Enzo De Fazio nasce a Carrara nel 1948, da una famiglia di umili origini, con il padre cavatore e la madre casalinga, figlio unico, consegue gli studi fino alla terza classe dell'Istituto I.T.I di Carrara, dovendolo abbandonare, per sopperire al sostentamento della famiglia, alla morte del padre avvenuta nel 1963.
Da autodidatta frequenta Circoli culturali di letteratura, con particolare interesse per la poesia, grande appassionato della storia antica della sua città, sotto la guida del prof. Mario Laquidara, esperto di storia dei dialetti, e del Glottologo di fama internazionale, prof. Luciano Luciani, comincia un lungo studio sul dialetto Carrarese che dura tutt'oggi.
Convinto assertore che il dialetto sia un patrimonio troppo prezioso per andare perduto, nel 1970, ricerca e registra su nastro magnetico interviste con vecchi cavatori, mentre comincia a scrivere poesie in vernacolo. Nel 1975 fonda la Compagnia Dialettale "I quatr gati" che recita commedie di cui è anche l'Autore, con un lusinghiero apprezzamento di pubblico e di critica.
Vincitore di otto edizioni del Premio di Poesia dialettale "Mauro Borgioli" si aggiudica anche quattro edizioni del Premio dialettale di poesia "Aronte" e un'edizione del premio "Alfonso Crudeli". Per alcuni anni cura una rubrica letteraria su un giornale locale. Ad oggi cura la Rubrica "Una volta invece..." su il giornale on-line Muckrakers. Nel periodo estivo organizza serate in cui legge e recita poesie e scenette in vernacolo, di cui è anche l'autore, con un gruppo d'amici. Recentemente è stata presentate una sua commedia in vernacolo, portata in scena dalla Compagnia Dialettale "I pez d cussì" della Perticata, con grande successo, tanto da richiedere numerose repliche. Acceso sostenitore della poesia in rima, scrive prevalentemente poesie in sonetto, scontrandosi molto spesso con la moda attuale che considera la vera poesia, soltanto quella a verso libero. Non cedendo alle lusinghe di vari editori, continua a produrre e regalare ad amici e frequentatori delle sue serate, le raccolte delle sue poesie, forse perché, come tutti i Carrarini, troppo innamorato della propria libertà culturale.